È stato un video di TikTok a farmi ridere, e poi a farmi pensare.
Una donna si gira verso il compagno e gli chiede, quasi per caso: «Quante volte pensi davvero all’Impero romano?» Lui non ci pensa un istante: «Ogni giorno. Almeno.» Lei lo fissa. Lui spiega, serissimo, perché le fognature romane erano un capolavoro di ingegneria.
Quella che nel 2023 era nata come una battuta innocua su TikTok, in poche settimane diventò un fenomeno mondiale. Milioni di persone si misero a chiederlo ai compagni, ai padri, ai fratelli. Il risultato fu, in modo inquietante, sempre lo stesso: gli uomini pensano molto spesso all’Impero romano. Ogni giorno. A volte più volte al giorno.
E io? Io scrivo libri su Roma. Quindi, probabilmente, non faccio testo.
Non riusciamo a smettere
Guardate che cosa ci ha servito l’industria dell’intrattenimento negli ultimi anni: Il Gladiatore II di Ridley Scott ha incassato nel 2024 oltre 460 milioni di dollari nel mondo, nonostante un budget superiore ai 300 milioni e critiche miste. Those About to Die con Anthony Hopkins ha incollato gli spettatori di Amazon Prime, in ogni continente, alla Roma colossale del 79 d.C. E Netflix? Nel 2025 uscirà con una nuova serie su Asterix. Un’altra volta. Perché sanno che funziona.
Dai libri per bambini alla prestige TV, dai videogiochi al romanzo storico, l’Impero romano è ovunque. E non se ne va. Non se ne va da oltre duemila anni.
Perché?
La spiegazione comoda e quella vera
La spiegazione comoda dice: perché fa spettacolo. Gladiatori, battaglie, intrighi, orge. L’Impero romano era rumoroso, sanguinario e megalomane, ovvio che diventa ottimo intrattenimento.
Ma non basta. Anche i vichinghi erano rumorosi e sanguinari. Il medioevo offre draghi e castelli. L’Impero ottomano si estendeva su tre continenti. Eppure torniamo sempre ai Romani, come se lì ci fosse qualcosa che non abbiamo ancora capito del tutto.
La storica Mary Beard lo ha formulato così: l’antica Roma è «una specie di luogo sicuro per certe fantasie», uno specchio in cui possiamo osservare noi stessi senza sentirci chiamati direttamente in causa. Proiettiamo sui Romani ciò che ci preoccupa del nostro presente: il potere e il suo abuso, la virilità e i suoi limiti, l’ordine che sfugge di mano, gli imperi che crollano.
Vi ricorda qualcosa?
Cosa dice la ricerca
C’è uno studio che non mi lascia più in pace da quando l’ho letto. Alcuni ricercatori hanno scoperto che i tedeschi che oggi vivono nei territori un tempo occupati dai Romani, a sud e a ovest del limes, sono in media più soddisfatti e più socievoli rispetto a chi vive a nord. Il limes, quella linea di confine del II secolo, traccia ancora oggi una frontiera invisibile dentro la psiche tedesca.
Duemila anni. Un muro di pietra e di legno, scomparso da tempo. Eppure lo si sente ancora.
Non è magia. È la forza della storia. Le istituzioni che costruirono i Romani, strade, diritto, città, amministrazioni, hanno plasmato la convivenza di intere generazioni. E quell’impronta resta in profondità.
Cosa ci dice davvero questa fascinazione
Credo che troviamo i Romani così irresistibili per una ragione molto semplice: hanno tentato la cosa più grande, e sono comunque caduti.
L’Impero romano non era un concetto astratto dei libri di scuola. Era un tentativo di tenere insieme l’intero mondo conosciuto sotto un unico tetto, con leggi comuni, una lingua comune, una cultura comune. Un tentativo che ha funzionato per secoli. E poi non ha più funzionato.
Quando oggi pensiamo all’Impero romano, pensiamo in realtà alla caducità. All’hybris di chi si sente potente. All’idea che anche ciò che sembra più grande, più solido, più indistruttibile, alla fine crolla. Il Colosseo è ancora lì, ma l’impero non c’è più.
La cosa ci consola. E allo stesso tempo ci spaventa.
Perché scrivo romanzi sui Romani
Quando iniziai a lavorare alla Saga dell’Aquila, alcuni amici mi chiesero: «Romani? Non è un po’ stantio, come argomento?»
La mia risposta: no. Mai.
Stantio è un tema che non smuove più nessuno. L’Impero romano invece continua a smuoverci, perché le persone che lo abitarono, che combatterono, amarono e morirono dentro di esso, erano persone sorprendentemente moderne. Un legionario sulla frontiera britanna, a migliaia di chilometri da casa, si pone le stesse domande di un soldato di oggi: per che cosa sono qui? Tornerò? Che cosa resterà di me?
È questo il cuore di ciò che mi lega a Roma. Non lo spettacolo. Non le battaglie in sé. Ma le persone al loro interno.
E forse è anche la risposta più onesta alla domanda sul perché tutti noi, ogni giorno, a volte più volte al giorno, pensiamo all’Impero romano: perché al suo interno cerchiamo noi stessi.
E perché continuiamo a trovarci.
Domande frequenti sulla fascinazione per l’Impero romano
Perché così tante persone pensano ogni giorno all’Impero romano?
L’Impero romano unisce lo spettacolo alla reale rilevanza storica. I Romani erano sorprendentemente moderni, con burocrazia, carriere politiche, corruzione, e allo stesso tempo radicalmente diversi. Questo specchio verso il nostro presente rende Roma così costantemente affascinante: cerchiamo in loro risposte alle nostre domande.
Perché l’interesse per l’Impero romano è cresciuto negli ultimi anni?
I nuovi media, dai trend di TikTok alle serie prestige come Those About to Die fino a film come Il Gladiatore II, hanno reso l’Impero romano accessibile a nuove generazioni. Contemporaneamente l’antichità offre una cornice storicamente «sicura» per discutere temi attuali come potere, imperialismo e decadenza sociale.
Come ha segnato l’Impero romano l’Europa fino a oggi?
In profondità: sistemi giuridici, urbanistica, reti stradali, lingua (il latino come radice delle lingue romanze), strutture della chiesa, tutto rimanda direttamente a Roma. Alcuni studi mostrano persino che le persone che vivono nei territori un tempo abitati dai Romani presentano ancora oggi pattern sociali misurabilmente diversi rispetto a chi vive a nord del limes.
Quali romanzi sui Romani consiglia Marc Beuster per iniziare?
La serie Eagle di Simon Scarrow è il punto d’accesso ideale: autentica, avvincente, leggibile. Chi vuole immergersi subito nella Britannia romana troverà nella Saga dell’Aquila – Figli di Roma un mondo molto simile: legionari, cameratismo, lo scontro tra due culture. Entrambe le serie partono dal volume 1 e non ti lasciano più.
Ti è piaciuto l'articolo?
Immergiti ancora più a fondo nel mondo dei Romani, con i romanzi d'avventura storica di Marc Beuster.

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