Panoramica
Sono i combattenti più celebri dell’antichità: i gladiatori. La loro immagine ancora oggi alimenta blockbuster hollywoodiani, videogiochi e l’idea collettiva che abbiamo dell’Impero romano. Eppure ciò che la maggior parte delle persone crede di sapere, uccisioni cieche per ordine dell’imperatore, un pollice verso il basso come condanna a morte, schiavi senza speranza, non corrisponde quasi per nulla alla realtà storica. La storia dei gladiatori è più complessa, più affascinante e più sorprendente di quanto lo schermo del cinema lasci immaginare.
Dal rito funebre allo spettacolo di massa: le origini
Il primo combattimento gladiatorio documentato non si tenne al Colosseo, che ancora non esisteva, ma nell’anno 264 a.C. al Forum Boarium, il mercato dei buoi di Roma. Decimo Giunio Bruto Scaeva, in occasione della morte del padre, fece scontrare tre coppie di gladiatori. Non era intrattenimento: era un rito sacrificale.
Il termine latino per queste cerimonie era munus (al plurale munera), che significava «obbligo» o «dono». I Romani lo consideravano un dovere sacro dei discendenti: mostrare rispetto ai manes, gli spiriti dei defunti, e placarli attraverso lo spargimento di sangue. L’origine di questa usanza andrebbe forse ricercata tra gli Etruschi o i Sanniti; gli stessi Romani, all’inizio, la consideravano una pratica straniera.
Ciò che era nato come intimo rito familiare funebre si trasformò, nel corso dei secoli, in un gigantesco spettacolo di Stato. Già nella tarda repubblica uomini politici come Giulio Cesare utilizzavano i munera come strumento di propaganda elettorale: nel 65 a.C. Cesare fece sfilare 320 coppie di gladiatori in armature d’argento. Sotto Augusto i giochi vennero infine integrati per intero nel sistema pubblico.
I combattenti: oltre trenta tipologie, ciascuna uno specialista
Esisteva molto più del generico gladiatore con elmo e spada. Gli storici hanno identificato oltre 30 diverse classi di gladiatori, ognuna dotata di armi, armature e stili di combattimento specifici. Gli abbinamenti seguivano regole precise: certe tipologie si scontravano soltanto tra loro, così da garantire uno spettacolo equilibrato.
Il mirmillone: il pesantemente armato
Prendeva il nome dal greco mormylos (pesce di mare). Il mirmillone indossava un caratteristico elmo con cresta a forma di pesce, portava il grande scudo rettangolare (scutum) in stile legionario e il corto gladio (64-81 cm). Il suo aspetto corazzato ricordava quello di un fante della legione, e non era un caso. Si scontrava con il trace o con l’oplomaco.
Il trace
Ispirato ai guerrieri traci dell’attuale Bulgaria e Grecia. Riconoscibile per l’elmo a visiera integrale con grifo stilizzato, la spada ricurva (sica) e il piccolo scudo rotondo (parmula). Due lunghi schinieri che arrivavano fino alla coscia lo distinguevano ulteriormente dal mirmillone.
Il reziario
Forse il tipo più singolare di gladiatore. Entrava nell’arena con tridente e rete, l’equipaggiamento di un pescatore. Nessun elmo, quasi nessuna armatura: solo un perizoma, una larga cintura e una spalliera metallica (galerus). Il suo stile era mantenere la distanza, lanciare la rete, disarmare l’avversario e colpire con il tridente.
Il secutor: l’inseguitore
Concepito appositamente come avversario del reziario. Il suo elmo speciale era volutamente tondo e liscio, perché la rete dell’avversario non trovasse appigli. Le minuscole fessure per gli occhi proteggevano dalle punte del tridente. Il duello perfetto tra reziario e secutor era una delle coppie più amate al Colosseo.
Il provocator: lo sfidante
Unico tipo di gladiatore a indossare una corazza sul petto. Particolare curioso: i provocatores combattevano solo tra di loro, mai contro altre classi.
Accanto a questi c’erano l’oplomaco, con lancia e piccolo scudo rotondo, il dimachero, che combatteva con due spade contemporaneamente, e il raro scissor, la cui arma speciale era un braccio d’acciaio temprato con lama a mezzaluna.
La vita nella scuola dei gladiatori
Chi immagina il gladiatore romano come uno schiavo rinchiuso al buio e mezzo affamato sbaglia di grosso. I gladiatori erano investimenti, e gli investimenti si proteggono.
Il Ludus Magnus: la più grande scuola di Roma
Proprio accanto al Colosseo sorgeva il Ludus Magnus, il più grande centro di addestramento di Roma. Costruito sotto Domiziano e poi ampliato da Traiano: 60 per 90 metri, con un’arena ellittica per l’allenamento al centro, e 3.000 posti a sedere. I Romani andavano regolarmente ad assistere agli allenamenti. In circa 130 celle, grandi circa 16 metri quadrati, vivevano i gladiatori, in una o due persone per cella.
Oltre al Ludus Magnus, a Roma esistevano altre tre scuole statali: il Ludus Dacicus, il Ludus Gallicus e il Ludus Matutinus, specializzato nei combattimenti contro le belve. La scuola più famosa fuori Roma si trovava a Capua, proprio là dove Spartaco iniziò la sua rivolta.
Gerarchia: lanista e doctor
Al vertice di ogni scuola c’era il lanista: proprietario, gestore, mercante. Comprava, addestrava e noleggiava gladiatori. L’allenatore diretto era invece il doctor (o magister), spesso un gladiatore in pensione, specialista di un determinato stile. L’addestramento iniziava con spada di legno e fantoccio di paglia; solo dopo un lungo apprendistato entravano in gioco le armi vere.
Alimentazione: ciò che rivelano le ossa
È uno degli aspetti più affascinanti della ricerca sui gladiatori, perché archeologicamente dimostrato. Nel 1993, vicino all’antica Efeso (in Turchia), venne scoperto un cimitero di gladiatori con i resti di circa 68 uomini. Le analisi degli isotopi e degli oligoelementi ossei condotte dall’Università di Medicina di Vienna nel 2014 hanno rivelato che:
– I gladiatori si nutrivano principalmente con dieta vegetariana: orzo, legumi, farinate di avena, frutta secca
– I Romani li chiamavano ironicamente hordearii, i «mangiatori d’orzo»
– Erano volutamente più robusti e in carne rispetto agli uomini comuni: il grasso corporeo proteggeva nervi e organi vitali dai colpi e dai tagli superficiali
– Il tenore di calcio nelle loro ossa era straordinariamente alto
– Dopo l’allenamento bevevano un tonico minerale a base di cenere vegetale, ricco di calcio e stronzio, citato nelle fonti antiche e confermato dall’analisi ossea
Chi diventava gladiatore?
La composizione del gruppo dei gladiatori era più articolata di quanto comunemente si creda.
Gli schiavi potevano essere venduti dai padroni alle scuole gladiatorie, spesso come punizione. I prigionieri di guerra affluivano nelle scuole dopo le campagne militari di Roma: dopo la rivolta giudaica (66-73 d.C.) i ludi ricevettero masse di nuovi ingressi. I condannati si dividevano in due categorie: la damnatio ad gladium significava morte garantita al primo combattimento, la damnatio ad ludos offriva una possibilità di sopravvivenza.
L’aspetto più sorprendente: alla fine della repubblica circa la metà di tutti i gladiatori erano uomini liberi volontari. Firmavano un contratto (auctoramentum) con cui si impegnavano per un determinato numero di combattimenti. Pasti regolari, assistenza medica, un tetto sopra la testa, e la prospettiva della gloria. Spesso erano emarginati sociali, soldati congedati o liberti.
Anche le donne (gladiatrices) combattevano, raramente ma in modo documentato. Nerone nel 66 d.C. fece esibire donne etiopi, Domiziano organizzò combattimenti tra «amazzoni». Un rilievo marmoreo proveniente dall’odierna Bodrum (Turchia) mostra due donne con scudo, spada e schinieri. Nel 200 d.C. il combattimento femminile fu ufficialmente vietato.
Un combattimento nell’arena: svolgimento e regole
I combattimenti gladiatorii erano tutto tranne che una cieca carneficina. Seguivano regole precise.
La preparazione
La sera prima del combattimento cominciava con un sontuoso banchetto, la cena libera, aperto al pubblico. Il giorno del combattimento si apriva con una solenne sfilata (pompa) attraverso l’arena.
Gli arbitri in arena
Ogni scontro era diretto da un arbitro (summa rudis, «bastone supremo») che restava dentro l’arena e poteva interrompere il combattimento in qualsiasi momento. Un secondo assistente (secunda rudis) era pronto a intervenire. Gli incontri avvenivano di norma come duelli tra due uomini di simile statura e grado di esperienza.
Il segno della resa e il grande mito del pollice
Quando un gladiatore non ce la faceva più, alzava l’indice per segnalare la sconfitta. A quel punto la decisione spettava all’organizzatore dei giochi oppure, se presente, all’imperatore.
Qui si nasconde una delle più radicate deformazioni della cultura popolare. L’immagine del pollice verso il basso che significa morte e del pollice in alto che significa vita viene dal dipinto Pollice Verso (1872) di Jean-Léon Gérôme, e con la realtà storica ha ben poco a che fare. Le fonti antiche menzionano un gesto del pollice, ma senza mai descriverlo in modo univoco. Gli storici discutono se in realtà un pollice disteso indicasse la morte (come la lama di un pugnale che esce dal fodero), mentre una mano chiusa a pugno significasse grazia.
Il mito più grande: i gladiatori combattevano davvero fino alla morte?
No, almeno non così spesso come si crede. È forse la sorpresa più grande per i lettori moderni.
Alcuni numeri dalla ricerca: nel I secolo d.C. il gladiatore sconfitto moriva con una probabilità di circa il 25 per cento. In totale meno del 20 per cento dei combattimenti si concludeva con la morte di uno dei due contendenti.
Perché così pochi?
Logica economica: un gladiatore addestrato rappresentava un investimento enorme per il lanista. Se fossero morti tutti al primo scontro, l’attività sarebbe presto fallita. Augusto vietò ufficialmente i combattimenti all’ultimo sangue proprio per i «costi insostenibili». Assistenza medica: i gladiatori avevano accesso ai migliori medici dell’epoca. Il celebre Galeno di Pergamo (129-216 d.C.) iniziò la sua carriera come medico dei gladiatori e definì l’arena una «finestra sull’anatomia».
Importante eccezione: per i condannati a morte (noxii) e per i prigionieri di guerra negli spettacoli di massa senza diritto di grazia (munera sine missione) queste regole non valevano. Lì la morte era certa.
Gladiatori celebri
Spartaco (morto nel 71 a.C.)
Il gladiatore più famoso della storia fu un trace realmente esistito. Prigioniero di guerra, addestrato alla scuola di Capua. Nel 73 a.C. fuggì con circa 70 compagni, pare armati con coltelli da cucina. Da quel piccolo gruppo nacque un esercito di fino a 120.000 schiavi e alleati. La terza guerra servile scosse la repubblica romana alle fondamenta. Spartaco morì nel 71 a.C. nella battaglia decisiva; il suo corpo non fu mai ritrovato. Seimila dei suoi seguaci furono crocifissi lungo la via Appia.
Flamma, l’invincibile (II secolo d.C.)
Secutor siriano, attivo sotto Adriano. Il suo palmarès documentato: 34 combattimenti, 21 vittorie, 9 pareggi, 4 sconfitte (tutte sopravvissute). Il dato più notevole: ottenne quattro volte la libertà (rudis) e ogni volta la rifiutò.
L’imperatore Commodo (161-192 d.C.)
Il gladiatore più vistoso di Roma non fu un combattente ma un imperatore. Commodo calcò l’arena del Colosseo 732 volte come gladiatore, si considerava la reincarnazione di Ercole e si faceva retribuire per le sue esibizioni attingendo al tesoro pubblico. Non fu mai ferito seriamente: nessuno osava colpire l’imperatore. La fine non venne nell’arena: alcuni congiurati lo fecero strangolare l’ultimo giorno del 192 dal suo stesso compagno di lotta, Narcisso, nella vasca da bagno.
Il Colosseo e il mondo delle arene
Il più grande anfiteatro di Roma
L’Anfiteatro Flavio, questo il nome ufficiale del Colosseo, venne iniziato sotto Vespasiano intorno al 70-72 d.C. e inaugurato nell’80 d.C. da Tito con cento giorni di giochi. Solo durante l’inaugurazione vennero cacciati e uccisi oltre 9.000 animali.
I numeri nudi: 188 per 156 metri di base, tra i 48 e i 50 metri di altezza, posto per fino a 80.000 spettatori. Sopra il pubblico si tendeva il velarium, un enorme telo di lino manovrato dai marinai della flotta. Sotto il piano dell’arena si trovava l’hypogeum, un sistema di gallerie su due livelli con montacarichi che permettevano ad animali e gladiatori di emergere all’improvviso dal suolo.
Il nome «Colosseo» nacque soltanto nel medioevo, derivato da una colossale statua di Nerone che un tempo sorgeva lì accanto. Vespasiano fece costruire volutamente l’anfiteatro sul terreno dove si stendeva la Domus Aurea di Nerone, la casa privata del tiranno: un gesto politico, perché il piacere del tiranno venisse restituito al popolo.
Arene in tutto l’impero
Gli archeologi hanno identificato, nel territorio dell’ex impero, resti di almeno 230 anfiteatri romani. Il più antico conservato si trova a Pompei (circa 70 a.C.). A Carnuntum (Bassa Austria) nel 2011 è stata scoperta una scuola di gladiatori rimasta integra, con celle, arena d’addestramento, terme e cimitero interno.
I gladiatori e la società romana
Le popstar dell’antichità
Il paradosso sociale dei gladiatori non aveva eguali: dal punto di vista giuridico erano infames, «i senza onore», equiparati a prostitute e attori. La loro vita apparteneva al padrone della scuola. Eppure i gladiatori vincenti raggiungevano uno status da celebrità simile a quello delle attuali stelle dello sport.
I graffiti di Pompei lo testimoniano: «Celadus, suspirium puellarum», «Celadus, il sospiro delle ragazze». Esisteva un vero e proprio merchandising gladiatorio, paragonabile allo sport business moderno: statuette, lucerne, mosaici, coppe di vetro con i ritratti dei campioni, prodotti in serie.
La dimensione erotica
I gladiatori erano i sex symbol dell’antichità, e lo dimostrano i ritrovamenti archeologici. Il sudore dei gladiatori veniva venduto in piccole ampolle e usato come filtro d’amore. Oggetti tinti con il loro sangue erano considerati amuleti di buona sorte. Il satirico Giovenale si fa beffe di una moglie di senatore fuggita in Egitto con un gladiatore pieno di cicatrici.
Libertà e riconoscimento: la rudis
Il gladiatore che si era guadagnato la libertà riceveva una spada di legno per l’allenamento (rudis), simbolo del suo congedo. Come rudiarius poteva però scegliere di tornare volontariamente nell’arena. Questi ritornati erano i combattenti più pagati, perché potevano trattare personalmente il compenso. L’imperatore Tiberio pagò a un veterano 100.000 sesterzi per un solo combattimento: più di 1.300 volte lo stipendio annuo di un semplice soldato.
La fine dei combattimenti gladiatorii
La fine non arrivò di colpo. L’imperatore Costantino emanò nel 312 d.C. un decreto contro i combattimenti gladiatorii, definendoli «macchiati di sangue», ma con scarsi effetti. Con la cristianizzazione dell’impero gli spettacoli persero il loro contesto religioso. L’imperatore Onorio emanò divieti ufficiali nel 399 e nel 404 d.C.
Dell’episodio che fece scattare il divieto definitivo ci parla lo storico della chiesa Teodoreto: il monaco Telemaco, proveniente dall’Asia Minore, nel 404 d.C. si gettò nell’arena tra due gladiatori per separarli. Il pubblico inferocito lo lapidò. Quando Onorio venne a sapere della morte di Telemaco, emanò il divieto definitivo e lo fece venerare come santo.
Le venationes, le cacce alle belve, sopravvissero invece per quasi un altro secolo.
Conclusione
La storia dei gladiatori è molto più che sangue e sabbia. È la storia di un paradosso sociale: infames disprezzati trasformati in popstar. Schiavi considerati già morti che nella loro scuola ricevevano cure mediche di un livello che il cittadino medio non avrebbe mai conosciuto. Combattenti che non sempre scendevano in campo per uccidere: ci andavano per sopravvivere, per impressionare e, alla fine, per diventare liberi.
E forse è proprio qui che si nasconde il motivo per cui ancora oggi li guardiamo affascinati: nell’arena del Colosseo si condensava, su pochi metri quadrati, tutto l’umano. Potere e impotenza, gloria e vergogna, vita e morte.
Fonti e riferimenti
- [1] Roman Gladiator – World History Encyclopedia
- [2] 10 Things You May Not Know About Roman Gladiators – HISTORY
- [3] Gladiator – Wikipedia
- [4] Gladiatorenkämpfe – Geschichte kompakt
- [5] Ancient Rome – Gladiatorial Games – Britannica
- [6] Gladiatorenkämpfe – Universität Mannheim
- [7] Every Roman Gladiator Class Explained – Roman Empire
- [8] Arms & Armor of the Gladiators – TheCollector
- [9] Ludus Magnus – Wikipedia
- [10] Unveiling the Secrets of the Ludus Magnus – History Tools
- [11] Roman Gladiators Ate a Mostly Vegetarian Diet – ScienceDaily
- [12] Stable Isotope and Trace Element Studies on Gladiators from Ephesus – PMC/NIH
- [13] Roman Gladiator Schools – UNRV Roman History
- [14] Gladiatrix – Wikipedia
- [15] Thumbs Down to the Myth – Roman Empire Times
- [16] Were thumbs-up/thumbs-down gestures used in Roman arenas? – Bad Ancient
- [17] Did Roman Gladiators Really Fight to the Death? – Live Science
- [18] In Ancient Rome, Gladiators Rarely Fought to the Death – History Hit
- [19] Spartacus – Wikipedia
- [20] Top 10 Famous Ancient Roman Gladiators – Ancient History Lists
- [21] Commodus: The Outrageous Emperor Who Fought as a Gladiator – Ancient Origins
- [22] Colosseum – Wikipedia
- [23] 24 Mind-Blowing Facts About the Roman Colosseum – TheColosseum.org
- [24] Roman Amphitheatre – Wikipedia
- [25] Gladiator School Discovery – National Geographic
- [26] Gladiator – Sex Symbol in Ancient Rome – Italy Rome Tour
- [27] Top 17 Fascinating Facts About Gladiators – Ancient History Lists
- [28] The Roman Rudis – Sword of Freedom – Reliks
- [29] Gladiator Fights Were Abolished in 404 AD – Italy Rome Tour
Domande frequenti sui gladiatori nell’Impero romano
Chi diventava gladiatore e perché?
La maggior parte dei gladiatori erano prigionieri di guerra, schiavi o condannati. Alcuni si arruolavano volontariamente, attratti dalla gloria e dal compenso. Un Romano libero che diventasse gladiatore perdeva lo stato di cittadino e diventava infamis, socialmente emarginato, eppure ammirato.
Nei combattimenti gladiatorii si uccideva sempre davvero?
No, è un mito. Un gladiatore addestrato rappresentava un investimento costoso. La maggior parte degli incontri non finiva con la morte. Gli esiti mortali esistevano, ma erano l’eccezione, soprattutto nei secoli successivi dell’impero.
Che cosa significava davvero il gesto del pollice verso il basso?
Storicamente non è documentato in modo univoco. Le fonti antiche parlano di pollice verso, un pollice girato, senza specificare la direzione. È possibile che un pollice rivolto verso l’alto (come una spada sguainata) indicasse la morte, non il pollice verso il basso.
Quando finirono gli spettacoli gladiatorii?
I combattimenti ufficiali vennero vietati nel 404 d.C. sotto Onorio. Cristianesimo e fattori economici avevano già accelerato il declino. Nella Saga dell’Aquila di Marc i gladiatori hanno un ruolo atmosferico sullo sfondo.
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