Un re senza trono, eppure immortale
51 d.C. Roma, la Roma eterna. Il centro del mondo. La patria dei potenti.
In mezzo alla folla, le mani in catene, stava lui: Carataco. Re dei Catuvellauni. Comandante. Combattente della resistenza. L’uomo che per oltre nove anni aveva fatto uscire Roma dai gangheri.
La folla attendeva la sua caduta. Era il copione abituale: un nemico sconfitto veniva trascinato per le strade di Roma, esposto al pubblico e poi giustiziato. Questo prevedeva lo schema del trionfo.
Carataco conosceva bene quel copione. E decise di riscriverlo.
Il figlio di Cunobelino
Per capire Carataco bisogna partire da suo padre. Cunobelino, che Shakespeare chiamò Cimbelino, era il re più potente della Britannia meridionale del suo tempo. Camalodunum (l’odierna Colchester) era la sua capitale, segnata dalle monete romane, dalle merci in arrivo e dalla lenta influenza di una civiltà che si avvicinava, minacciosa.
Quando Cunobelino morì intorno al 40 d.C., i figli Carataco e Togodumno presero il potere. La situazione precipitò quasi subito: i Catuvellauni avevano cacciato il re filoromano Verica degli Atrebati, e Verica si rivolse all’imperatore Claudio. Claudio, un imperatore che doveva ancora costruirsi una reputazione, fiutò l’occasione. La Britannia. Un trionfo che nemmeno il divino Cesare era riuscito a portare a termine.
L’anno 43 d.C.: Roma sbarca
Nell’estate del 43 d.C. una delle più imponenti forze d’invasione del mondo antico mise piede sul suolo britanno. Quattro legioni. Quasi 40.000 uomini. Al comando di Aulo Plauzio.
Carataco e il fratello Togodumno si fecero loro incontro. Sulle rive del Medway i Britanni combatterono per due giorni: non fu una vittoria facile per Roma. Carataco combatté con forza. Ma le legioni combatterono più duramente.
Dopo il Medway venne il Tamigi. Togodumno cadde nei combattimenti. La Britannia sud-orientale crollò. Lo stesso Claudio arrivò brevemente sull’isola per prendere personalmente il trionfo.
Un re qualunque si sarebbe arreso. Carataco non era un re qualunque.
Ritirarsi non è perdere: gli anni della guerriglia nel Galles
Ciò che seguì è un capitolo di storia militare che ancora oggi impone rispetto.
Carataco si ritirò verso ovest. Nelle montagne e nelle foreste che oggi chiamiamo Galles. Lì strinse alleanze con le tribù rimaste libere: i Silures a sud, gli Ordovici a nord. Guerrieri aspri, che conoscevano ogni gola e ogni sentiero.
Per nove anni, dal 43 al 51 d.C., Carataco non diede tregua ai Romani. Nessun campo di battaglia aperto dove le legioni potessero sfruttare la propria disciplina. Soltanto attacchi dal nulla. Imboscate alle linee di rifornimento. Sparizioni dentro la nebbia e il bosco.
Il nuovo governatore Publio Ostorio Scapula lo disse con chiarezza: Carataco era il problema numero uno di Roma in Britannia.
L’ultima battaglia campale: Caer Caradoc
51 d.C. Carataco prese una decisione. Avrebbe combattuto, ma non con la guerriglia, non nascondendosi. Avrebbe costretto i Romani a una battaglia aperta, in un luogo scelto da lui.
Su una collina ripida, che molti storici identificano con Caer Caradoc nello Shropshire (il cui nome ancora oggi lo ricorda), fece innalzare muri a secco. Davanti, un fiume che rendeva difficile l’avvicinamento. I suoi guerrieri disposti su ogni pendio.
Tacito ci ha tramandato il suo discorso agli uomini: quel giorno avrebbe deciso tra libertà ed eterna schiavitù.
I Romani attaccarono comunque. Ostorio Scapula fece attraversare il fiume ai suoi soldati e superare i muri, scudo contro scudo, in formazione a testuggine. I Britanni combatterono con tutto ciò che avevano. Non bastò.
La moglie di Carataco venne catturata. La figlia. I fratelli si arresero. Carataco stesso riuscì a fuggire.
Tradimento: Cartimandua e il prezzo della lealtà
Il nord lo chiamava a sé. I Briganti, una potente tribù dell’odierno Yorkshire, erano ancora formalmente indipendenti. La loro regina si chiamava Cartimandua.
Carataco cercò lì rifugio. Forse sperava in un appoggio. Forse non vide altra strada.
Cartimandua era scaltra. Ed era filoromana.
Lo fece mettere in catene e lo consegnò ai Romani. Tacito è sobrio nel giudizio: agì nell’interesse del proprio regno. I Romani la ricompensarono con ricchezza e protezione. Per Carataco significò il lungo viaggio verso Roma.
Nelle catene di Roma, eppure indimenticato
Carataco venne portato per le strade. Un nemico per il trionfo. Una prova della potenza di Roma.
E poi parlò. Davanti all’imperatore Claudio. Davanti al Senato.
Tacito ci ha conservato l’essenza delle sue parole:
«Se la mia moderazione fosse stata pari alla mia fortuna, sarei venuto a Roma da amico, non da prigioniero. Possedevo cavalli, uomini, armi, ricchezze: ti stupisce che non fossi disposto a rinunciare a tutto ciò? Se volete governare tutto il mondo, tutto il mondo deve davvero finire in schiavitù?»
La folla tacque. Anche Claudio.
Poi lo graziò. Carataco, la moglie, i fratelli, ebbero salva la vita. Non solo: una pensione, delle terre. L’esilio in Italia, ma con dignità.
L’eredità: perché Carataco oggi conta più che mai
Dopo quel giorno Carataco scomparve dagli annali. Visse gli anni restanti nel silenzio, senza regno, senza trono. Ma il suo nome restò.
In Galles, dove come Caradog divenne figura simbolica nazionale. Nella storia britannica come icona della resistenza. In Tacito, che lo ritrae come un nemico rispettabile.
E oggi? Simon Scarrow, uno degli autori di romanzi storici di maggior successo in Inghilterra, pubblicherà a breve un nuovo libro proprio su Carataco. Non è un caso. La storia di quest’uomo possiede tutto ciò che serve alla buona narrativa storica: la resistenza di chi è in netta inferiorità, il tradimento, la dignità davanti alla sconfitta, la domanda di che cosa significhi essere liberi.
Personalmente Carataco è per me molto più di una figura storica. Nei miei romanzi, ambientati tra la Britannia e i Romani, incontriamo un mondo in cui uomini e donne come lui decidevano del destino di interi popoli. Un mondo in cui le legioni marciavano e le tribù chiedevano forza ai loro dèi. Carataco visse esattamente in quel mondo. Ne è una parte.
Una nota personale di Marc Beuster
Se vuoi scoprire di più di questo mondo, la Britannia in epoca romana, gli uomini e le donne che combatterono, amarono e morirono mentre il più grande impero della storia passava sopra di loro, ti invito a leggere i miei romanzi.
Domande frequenti su Carataco e la Britannia romana
Chi era Carataco e perché è importante?
Carataco fu un re britanno che per nove anni resistette con successo all’occupazione romana. È considerato il primo grande combattente per la libertà della Britannia, un simbolo della resistenza dei piccoli popoli contro lo strapotere imperiale.
Come finì la resistenza di Carataco contro Roma?
Dopo la sconfitta finale del 51 d.C., Carataco venne consegnato ai Romani da una tribù alleata. L’imperatore Claudio lo graziò dopo un discorso dignitoso davanti al Senato. Carataco trascorse il resto della vita come uomo libero a Roma.
Perché la conquista romana della Britannia è così affascinante dal punto di vista storico?
Perché fu un’impresa sul filo del rasoio. L’invasione di Claudio del 43 d.C. era rischiosa, il clima brutale, la logistica un incubo. Che Roma sia riuscita a tenere la Britannia, e per quattro secoli, è per la storia militare un fatto quasi stupefacente. Nella Saga dell’Aquila – Figli di Roma rivive proprio quest’epoca.
Quali fonti abbiamo su Carataco?
La fonte antica più importante è lo storico romano Tacito nei suoi Annali. Descrive le campagne di Carataco, la sua sconfitta e il discorso davanti a Claudio. Tacito non fu un testimone diretto, quindi alcuni dettagli appaiono idealizzati, ma la realtà storica della figura è indiscussa.
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